A un anno dall’alluvione…
Il primo pensiero va all’anno scorso quando, già la mattina e poi durante il pranzo sotto il tendone accanto alla Chiesa di san Ruffillo, piovve così tanto che fummo costretti a spostarci più volte per non essere bagnati dall’acqua che ci raggiungeva anche sotto la tavola.
E poi il ricordo non può che correre a quella sera quando, dopo le 20.00, le acque del fiume Montone ruppero l’argine e raggiunsero e circondarono il seminario dove mi trovavo e tutto il quartiere di san Benedetto e molte case di Forlì e della Romagna. Furono giorni terribili e tragici. Tre persone di Forlì persero la vita, altri si videro sconvolta la vita per giorni e mesi. Alcuni devono ancora riprendersi. Ma furono anche giorni dove l’umanità e la fraternità furono più forti del fango.
Molto si è detto sui cambiamenti climatici, sulla costruzione delle case in luoghi non idonei, sulla lezione da imparare nel rispetto dell’ambiente. Da parte mia, voglio in particolare mettere in risalto che la festa di san Ruffillo, il cammino di fede e l’esperienza della vita comunitaria ci preparano ad affrontare con determinazione e coraggio ogni evento che si presenti. L’amore verso il prossimo è un frutto della fede. Celebrare la festa del Patrono non è un rito staccato dalla vita, ma si innesta nella vita, sia nelle sue vicende quotidiane, sia soprattutto nelle vicende straordinarie, dove più esigente è la richiesta di mettersi a servizio del prossimo. “Donaci di vivere in modo autentico e coerente la nostra vocazione cristiana”: sono le incoraggianti – e confido realizzabili – parole della Colletta (la preghiera che si dice all’inizio della messa) della festa di san Ruffillo.
Questa è la Chiesa che ci piace! Quando sa essere concreta, generosa, intelligente, pronta e coinvolgente.
Una lezione che ci ha insegnato attraverso il suo concreto esempio san Ruffillo fin dall’inizio, quando con san Mercuriale ha saputo affrontare le emergenze di allora. Questo chiediamo anche oggi per Forlimpopoli e per tutta la diocesi: rispondere con cuore ardente e generoso ai bisogni che si presentano.
Dov’era Dio, il 16 maggio? Era sulle strade a spalare fango e sarà nella testa di coloro che progetteranno luoghi più sicuri dove abitare e stili di vita più rispettosi dell’ambiente che Lui ci ha donato.
+Livio Corazza

