Marilleva 1400

A luglio 2024, ho deciso di intraprendere quella che sarebbe stata una delle avventure più intense e sorprendenti della mia vita. Sono partita per Marilleva senza tante aspettative, pensavo sarebbe stato un viaggio come tanti altri, stancante e magari noioso.

Il gruppo era formato da molti ragazzi e ragazze di età e personalità completamente diverse, tanto che pensavo non sarebbe mai stato possibile andare d’accordo e vivere un’esperienza tranquilla. Non c’è stato bisogno di tanto tempo per farmi ricredere. Già dalla camminata del primo giorno verso il Lago dei Caprioli, mi sono resa conto di quanto si potesse conoscere a fondo una persona, fino a quel momento sconosciuta, semplicemente camminando al suo fianco e scambiando qualche parola durante il tragitto.

Infatti, durante il primo momento di condivisione in cerchio, parti importantissime della vacanza, mi sono fermata a riflettere su quanto avessi imparato in una semplice camminata, non solo a livello fisico, scoprendo quanta forza di volontà serve per spingersi contro i proprio limiti, la stanchezza e le scarpe scomode per il piacere di raggiungere la meta; ma anche sul piano umano, perché mi sono resa conto dell’importanza dei piccoli gesti come allungare la mano verso un compagno per aiutarlo a camminare sulle rocce scivolose o condividere il pranzo davanti a una vista mozzafiato come quella del Lago.

Esperienze come fare rafting per la prima volta e camminare sulla neve, applaudendo all’arrivo di ogni compagna e compagno, è stato veramente emozionante, poiché non avevo mai provato la sensazione di sentirmi così tanto “nel posto giusto”: celebrando la messa a 3000 metri, circondata da persone meravigliate quanto me.

Eppure i momenti che mi mancano di più sono quelli all’apparenza banali, cioè i giochi serali nella sala comune, le cene al ristorante dell’albergo, i viaggi in pulmino e incontrarci in giardino prima di andare a dormire per chiacchierare anche se faceva freddo, perché sono quelli che hanno reso questo viaggio diverso da tutti gli altri.

L’ultima sera è stata difficile da affrontare.

Riuniti in un grande cerchio nella sala che era stata il nostro punto di ritrovo per tutta la vacanza, condividendo pensieri e ringraziamenti, non ho saputo trattenere le lacrime, perché quella settimana è stata talmente piena di emozioni intense e gioiose che realizzare che stesse giungendo al termine è stato un duro colpo.

Inoltre rifare la valigia, sistemare la stanza, abbracciarci commossi e ripartire sapendo quello che ci lasciavamo alle spalle è stato strano, qualcosa che non avevo mai provato prima e che tuttora non saprei descrivere se non come la sensazione più bella e allo stesso tempo triste che si possa immaginare.

Quelle montagne hanno sentito le nostre risate, i nostri racconti e i nostri pianti e hanno assistito alla creazione di un gruppo così unito e al contempo variegato, formato da persone speciali, ognuna con le proprie paure e qualcosa da insegnare agli altri, che forse fuori da quel contesto non si sarebbero mai avvicinate così tanto.

Per questo le ringrazio una a una con la promessa di non dimenticare ciò che abbiamo costruito insieme e portare con me tutto quello che ho imparato condividendo con loro la settimana più intensa della mia vita.

Caterina Casadei

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