Nessuno si salva da solo

Ciao a tutti, sono Sofia Mambelli e il giorno 25 luglio sono partita per fare l’esperienza di volontariato al Giubileo dei Giovani con la CEI, conferenza episcopale italiana, che si è tenuto a Roma dal 25.07.25 al 03.08.25. Mi sono ritrovata in questo grande gruppo di persone provenienti da tutta Italia con le quali abbiamo condiviso due momenti iniziali di formazione prima dell’inizio del giubileo che sono stati fondamentali per conoscerci e avere qualche informazione prima che iniziasse tutto. Per me sono stati molto utili perchè non avevo mai fatto la volontaria ad un evento mondiale, mi hanno fatto entrare un pò alla volta nell’ottica del servizio che avrei svolto. 

La nostra casa in quei giorni era diventata il Convitto Nazionale ‘Vittorio Emanuele II’, allestito con le brandine grazie alla protezione civile, è stato molto bello vedere tutto il gruppo che faceva diventare piano piano casa una scuola, arricchendola con una propria  caratteristica, questo faceva parte del prendersi cura delle cose quotidiane che vivi e soprattutto ci prendevamo cura a vicenda l’uno dell’altro: questo è essere chiesa, nonostante si provenga da realtà diverse ma ognuno di noi con la propria singolarità esprimeva lo stare insieme. Da questo ho capito che facevo parte di qualcosa di più grande, in realtà ho fatto parte di quel pezzetino di storia entrando in punta di piedi ogni giorno che passava.

Così ha inizio il viaggio con questi valori che mi portavo dentro e che ho custodito per tutti i giorni, ma arriviamo alle questioni pratiche, ovvero le varie attività che abbiamo portato avanti per i giovani italiani: abbiamo avuto due giorni dove ci hanno diviso a piccoli gruppetti e ci veniva affidata una chiesa giubilare, al mio gruppo era stata affidata la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme dove abbiamo ricevuto una parola di speranza sulla quale si è sviluppato l’incontro: ‘abito’. Questo momento era suddiviso in tre momenti: la testimonianza di una persona chiamata catecumena che stava facendo il percorso per ricevere il battesimo all’interno della chiesa, poi il vescovo approfondiva il tema dell’abito e infine c’era un momento di condivisione tra i partecipanti. Vedere l’interesse e la gioia nei pellegrini ti faceva capire che anche solo un piccolo gesto conta. Oltre a questo mi ha colpito la collaborazione che si è instaurata con il parroco della chiesa in quanto ci ha accolti in maniera gentile e ci ha fatto sentire parte della chiesa dove eravamo ospiti per qualche giorno.

Una volta terminato questo servizio ci siamo concentrati sul momento dedicato agli Italiani in piazza a San Pietro, è un incontro che viene organizzato dalla CEI e noi come volontari abbiamo aiutato nell’organizzazione, negli spostamenti dei vari artisti che si dovevano esibire sul palco e nel momento dell’aspersione. Quel giorno non lo scorderemo mai, dall’altare di San Pietro potevi vedere tutti gli italiani che facevano festa insieme, accomunati dalla fede in Gesù, poi vederli ballare, gioire, ridere, stare attenti e pregare è stato davvero emozionante, anche perché c’è voluto del tempo per organizzare e ci sono state varie prove prima. In questa giornata si sono susseguiti numerosi ospiti che cantavano e che recitavano, ma uno in particolare mi ha colpito: Nicolò Govoni che dice a noi giovani: “Dobbiamo fare la cosa più sovversiva, strana, folle e rivoluzionaria: ovvero avere speranza.” Queste parole hanno risuonato per tutta San Pietro, ci siamo sentiti chiamati e risvegliati.

L’ultimo servizio a cui abbiamo partecipato è stato a Tor Vergata, il sabato e la domenica, dove si svolgono la veglia e la messa e si dorme lì una notte nel piazzale di terra che è stato realizzato e pensato per due anni. Sono stati giorni intensi dove il nostro compito è stato quello di sorvegliare la zona del palco quella vicina a Papa Leone XIV per controllare le persone che potevano accedere e quelle che non potevano, distribuire i lunch box preparati per i pellegrini, stare nella zona degli artisti e la domenica prestare servizio durante la comunione. Per me quest’ultimo servizio è stato davvero toccante, vedere come le persone si emozionano e sapere che Gesù è diventato cibo di vita eterna per tutti noi è stato il gesto di speranza più intenso a cui potessi partecipare in prima persona. Mi sono commessa durante questo momento, abbiamo riconosciuto la presenza di Gesù in questo gesto. A volte tendiamo a dimenticare la sua importanza ma ci fa’ dire dentro di noi di quanto siamo umani e possiamo cadere facilmente ma dobbiamo avere speranza in Lui e nella vita che ci viene affidata imparandola a custodire in ogni sua parte. Durante la celebrazione Papa Leone ha lasciato un messaggio forte a noi giovani, ci ha chiamati alla santità, a non accontentarci ad una vita superficiale ma a cercare ciò che vale davvero come la pace e l’amore.

Questi giorni vissuti al Giubileo per me sono stati preziosi, mi hanno fatto capire l’importanza di essere Chiesa unita sempre, senza distinzioni e che c’è sempre un aiuto reciproco. In particolare il poter condividere questi giorni con altri giovani in ricerca e pieni di speranza verso un mondo che a volte vacilla, ci ha fatto capire che nessuno si può salvare da solo.