15 agosto pellegrinaggio al Santuario del Lago
“Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corano di dodici stelle” Ap 12,1
Il Pellegrinaggio alla Madonna del Lago
iniziato poco prima del sorgere del sole con la recita delle Lodi per terminare poi con celebrazione della S. Messa è stato intercalato da diverse testimonianze su alcune delle tante esperienze vissute quest’estate dai nostri sacerdoti e dai giovani della comunità cristiana di Forlimpopoli.
Presente al pellegrinaggio: suor Amleset da Asmara (Eritrea) e Mariaserena dalla missione Papa Giovanni XXIII a Bucarest, dove sono stati accolti i ragazzi del gruppo GAM della comunità cristiana di Forlimpopoli
Carissimi don Stefano, Angelo, Danila, Caritas di Forlimpopoli e tutti, sono
Suor Amleset Hagg, colei che ha sostituito suor Giusta che tutti voi avete conosciuto. Anche se non sono degna, seguo il progetto da lei promosso a favore di tanti poveri bisognosi. Sono qui per esprimere dal profondo del mio cuore il mio grazie per la vostra solidarietà, generosità per questi bambini. Grazie a voi riescono a crescere ma soprattutto a continuare nei loro studi. Grazie a voi se io posso fare del bene senza soffrire l’impossibilità di fronte a certi casi di miseria, perché ho voi alle spalle. Vi ringrazio anche a nome loro che sono molto contenti. Continuate a sostenerci, davvero ne abbiamo bisogno e che il buon Dio vi ricompensi con la sua grazia. Statemi tutti bene. Con riconoscenza. Suor Amleset Hagg.
MISSIONE MONGOLIA
Un gruppetto di giovani forlimpopolesi assieme a don Stefano, don Francesco e alcuni conoscenti sono partiti alla volta della Mongolia, con una gran voglia di conoscere questa terra e popolo…

Quando sono partita, l’ho fatto per affetto verso chi mi aveva invitato, don Stefano, per la curiosità di conoscere una terra nuova e perché, da sempre, la parola missione esercita su di me un fascino particolare. Pensavo di partire per vedere, conoscere, incontrare. Non immaginavo, invece, che sarei stata io a essere raggiunta. Come spesso è accaduto nella mia vita, il Signore è andato ben oltre le mie aspettative.
Ad Arvaikheer, uno dei due centri dove siamo stati accolti dai missionari della Consolata, dicevo che questo viaggio mi ha profondamente scombussolata. E oggi lo confermo. Mi ha “costretta”, nel senso più bello della parola, a fermarmi, ad ascoltare, a pensare. Mi ha obbligata a rallentare, a guardare con occhi nuovi e a domandarmi che cosa conta davvero.
Ripenso ai racconti dei Missionari. In ognuno ho trovato una forza tenace, una certezza che non nasce dall’assenza delle difficoltà, ma dalla fiducia. Ho visto la pazienza di chi semina senza sapere quando arriverà il raccolto, la semplicità di chi non ha paura di raccontare anche la fatica, perché sa che proprio lì Dio continua a operare.
Ma quello che più mi ha colpito è stato il modo in cui ci hanno accolto. Ci hanno fatto sentire attesi. In ogni gesto, in ogni sorriso, in ogni attenzione, in ogni tavola preparata, ho percepito una cura che non aveva bisogno di grandi parole. Mi hanno fatto sperimentare un Vangelo vissuto, prima ancora che annunciato.
Per questo sento che non posso essere qui a casa uguale a come sono partita. La prima risposta che desidero dare è piccola, quasi nascosta. Ma è concreta. Tornata a casa ho scritto a don Giorgio, il parroco della chiesa vicino al paesino in cui vivo, e gli ho detto quel “sì” che qualche mese fa, per semplice pigrizia, non sono stata capace di dire. Accetterò di accompagnare i bambini nel cammino del catechismo. Non è un’impresa straordinaria, ma oggi sento che la fede si costruisce proprio attraverso i piccoli sì di ogni giorno.
Porto con me anche un’altra preghiera. Chiedo al Signore di aiutarmi a custodire la serenità e la pace che ho respirato in questi giorni, perché non vengano soffocate dalla fretta con cui spesso vivo la quotidianità. Chiedo che la preghiera continui a essere il luogo in cui ritrovare quello sguardo che in Mongolia ho imparato a desiderare.
E chiedo soprattutto una cosa: di non mettere sempre davanti i miei progetti, le mie idee, i miei programmi, ma di avere il coraggio di lasciarmi guidare dalla bellezza che Dio continua a farmi incontrare.
Vorrei che tutto questo non rimanesse il ricordo commovente di un viaggio riuscito bene. Sarebbe troppo poco. Desidero che questo pellegrinaggio diventi un seme. Un seme che continui a lavorare dentro di me, che mi inquieti quando rischio di accontentarmi, che mi rimetta in cammino quando mi fermo, che renda più vero il mio modo di amare, di servire e di vivere la fede.
Silvia
MISSIONE BUCAREST
Ci sono esperienze che lasciano un ricordo, e altre che lasciano un segno.
Questi giorni a Bucarest sono stati molto più di un viaggio: sono stati un percorso di condivisione, servizio, ascolto e crescita, che ci ha permesso di scoprire il valore delle piccole cose e la bellezza dell’incontro con l’altro.
Abbiamo avuto la possibilità di vivere accanto ai senza tetto, di conoscere la realtà del Don Orione, dei frati e delle Suore Missionarie della Carità fondate da Madre Teresa, incontrando persone che, con la loro semplicità, la loro forza e il loro sorriso, ci hanno lasciato un insegnamento che porteremo sempre con noi.
Un grazie di cuore alla Comunità Papa Giovanni XXIII per averci regalato questa opportunità, e grazie a tutti coloro che ci hanno accolto come una famiglia, accompagnandoci in ogni momento con disponibilità, affetto e tanta umanità.
Grazie a chi ci ha aperto le porte della propria casa, a chi ci ha donato il proprio tempo, a chi ci ha raccontato la propria storia e, senza rendersene conto, ci ha insegnato il significato più autentico della parola amore.
Infine, grazie a ciascuno di noi. Perché ogni sorriso condiviso, ogn i mano tesa, ogni fatica e ogni emozione vissuta insieme hanno reso questo gruppo qualcosa di speciale.
Partiamo da Bucarest con la certezza che i luoghi si possono lasciare, ma le persone e ciò che abbiamo vissuto insieme continueranno ad accompagnarci, ovunque andremo.
Elisa




Carissimi don Stefano, Angelo, Danila, Caritas di Forlimpopoli e tutti, sono
Suor Amleset Hagg, colei che ha sostituito suor Giusta che tutti voi avete conosciuto. Anche se non sono degna, seguo il progetto da lei promosso a favore di tanti poveri bisognosi. Sono qui per esprimere dal profondo del mio cuore il mio grazie per la vostra solidarietà, generosità per questi bambini. Grazie a voi riescono a crescere ma soprattutto a continuare nei loro studi. Grazie a voi se io posso fare del bene senza soffrire l’impossibilità di fronte a certi casi di miseria, perché ho voi alle spalle. Vi ringrazio anche a nome loro che sono molto contenti. Continuate a sostenerci, davvero ne abbiamo bisogno e che il buon Dio vi ricompensi con la sua grazia. Statemi tutti bene. Con riconoscenza. Suor Amleset Hagg.
Un gruppetto di giovani forlimpopolesi assieme a don Stefano, don Francesco e alcuni conoscenti sono partiti alla volta della Mongolia, con una gran voglia di conoscere questa terra e popolo…
