
15 agosto pellegrinaggio al Santuario del Lago
“Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corano di dodici stelle” Ap 12,1
Il Pellegrinaggio alla Madonna del Lago
iniziato poco prima del sorgere del sole con la recita delle Lodi per terminare poi con celebrazione della S. Messa è stato intercalato da diverse testimonianze su alcune delle tante esperienze vissute quest’estate dai nostri sacerdoti e dai giovani della comunità cristiana di Forlimpopoli.Presente al pellegrinaggio: suor Amleset da Asmara (Eritrea) e Mariaserena dalla missione Papa Giovanni XXIII a Bucarest, dove sono stati accolti i ragazzi del gruppo GAM della comunità cristiana di Forlimpopoli
Carissimi don Stefano, Angelo, Danila, Caritas di Forlimpopoli e tutti, sono
Suor Amleset Hagg, colei che ha sostituito suor Giusta che tutti voi avete conosciuto. Anche se non sono degna, seguo il progetto da lei promosso a favore di tanti poveri bisognosi. Sono qui per esprimere dal profondo del mio cuore il mio grazie per la vostra solidarietà, generosità per questi bambini. Grazie a voi riescono a crescere ma soprattutto a continuare nei loro studi. Grazie a voi se io posso fare del bene senza soffrire l’impossibilità di fronte a certi casi di miseria, perché ho voi alle spalle. Vi ringrazio anche a nome loro che sono molto contenti. Continuate a sostenerci, davvero ne abbiamo bisogno e che il buon Dio vi ricompensi con la sua grazia. Statemi tutti bene. Con riconoscenza. Suor Amleset Hagg.MISSIONE MONGOLIA
Un gruppetto di giovani forlimpopolesi assieme a don Stefano, don Francesco e alcuni conoscenti sono partiti alla volta della Mongolia, con una gran voglia di conoscere questa terra e popolo…

Quando sono partita, l’ho fatto per affetto verso chi mi aveva invitato, don Stefano, per la curiosità di conoscere una terra nuova e perché, da sempre, la parola missione esercita su di me un fascino particolare. Pensavo di partire per vedere, conoscere, incontrare. Non immaginavo, invece, che sarei stata io a essere raggiunta. Come spesso è accaduto nella mia vita, il Signore è andato ben oltre le mie aspettative.
Ad Arvaikheer, uno dei due centri dove siamo stati accolti dai missionari della Consolata, dicevo che questo viaggio mi ha profondamente scombussolata. E oggi lo confermo. Mi ha “costretta”, nel senso più bello della parola, a fermarmi, ad ascoltare, a pensare. Mi ha obbligata a rallentare, a guardare con occhi nuovi e a domandarmi che cosa conta davvero.
Ripenso ai racconti dei Missionari. In ognuno ho trovato una forza tenace, una certezza che non nasce dall’assenza delle difficoltà, ma dalla fiducia. Ho visto la pazienza di chi semina senza sapere quando arriverà il raccolto, la semplicità di chi non ha paura di raccontare anche la fatica, perché sa che proprio lì Dio continua a operare.
Ma quello che più mi ha colpito è stato il modo in cui ci hanno accolto. Ci hanno fatto sentire attesi. In ogni gesto, in ogni sorriso, in ogni attenzione, in ogni tavola preparata, ho percepito una cura che non aveva bisogno di grandi parole. Mi hanno fatto sperimentare un Vangelo vissuto, prima ancora che annunciato.
Per questo sento che non posso essere qui a casa uguale a come sono partita. La prima risposta che desidero dare è piccola, quasi nascosta. Ma è concreta. Tornata a casa ho scritto a don Giorgio, il parroco della chiesa vicino al paesino in cui vivo, e gli ho detto quel “sì” che qualche mese fa, per semplice pigrizia, non sono stata capace di dire. Accetterò di accompagnare i bambini nel cammino del catechismo. Non è un’impresa straordinaria, ma oggi sento che la fede si costruisce proprio attraverso i piccoli sì di ogni giorno.
Porto con me anche un’altra preghiera. Chiedo al Signore di aiutarmi a custodire la serenità e la pace che ho respirato in questi giorni, perché non vengano soffocate dalla fretta con cui spesso vivo la quotidianità. Chiedo che la preghiera continui a essere il luogo in cui ritrovare quello sguardo che in Mongolia ho imparato a desiderare.
E chiedo soprattutto una cosa: di non mettere sempre davanti i miei progetti, le mie idee, i miei programmi, ma di avere il coraggio di lasciarmi guidare dalla bellezza che Dio continua a farmi incontrare.
Vorrei che tutto questo non rimanesse il ricordo commovente di un viaggio riuscito bene. Sarebbe troppo poco. Desidero che questo pellegrinaggio diventi un seme. Un seme che continui a lavorare dentro di me, che mi inquieti quando rischio di accontentarmi, che mi rimetta in cammino quando mi fermo, che renda più vero il mio modo di amare, di servire e di vivere la fede.Silvia
MISSIONE BUCAREST
Ci sono esperienze che lasciano un ricordo, e altre che lasciano un segno.
Questi giorni a Bucarest sono stati molto più di un viaggio: sono stati un percorso di condivisione, servizio, ascolto e crescita, che ci ha permesso di scoprire il valore delle piccole cose e la bellezza dell’incontro con l’altro.Abbiamo avuto la possibilità di vivere accanto ai senza tetto, di conoscere la realtà del Don Orione, dei frati e delle Suore Missionarie della Carità fondate da Madre Teresa, incontrando persone che, con la loro semplicità, la loro forza e il loro sorriso, ci hanno lasciato un insegnamento che porteremo sempre con noi.
Un grazie di cuore alla Comunità Papa Giovanni XXIII per averci regalato questa opportunità, e grazie a tutti coloro che ci hanno accolto come una famiglia, accompagnandoci in ogni momento con disponibilità, affetto e tanta umanità.

Grazie a chi ci ha aperto le porte della propria casa, a chi ci ha donato il proprio tempo, a chi ci ha raccontato la propria storia e, senza rendersene conto, ci ha insegnato il significato più autentico della parola amore.
Infine, grazie a ciascuno di noi. Perché ogni sorriso condiviso, ogn i mano tesa, ogni fatica e ogni emozione vissuta insieme hanno reso questo gruppo qualcosa di speciale.Partiamo da Bucarest con la certezza che i luoghi si possono lasciare, ma le persone e ciò che abbiamo vissuto insieme continueranno ad accompagnarci, ovunque andremo.
Elisa



Esercizi Spirituali 18-20 settembre 2026
Lettera aperta ai cristiani laici di Forlimpopoli
Carissimi,
dal 18 al 20 settembre proponiamo di nuovo gli Esercizi Spirituali come comunità cristiana di Forlimpopoli. Sarà un momento per fermarci, ascoltare e riflettere insieme all’inizio dell’anno pastorale 2026/27. Il tema sarà: QUALE CHIESA PER QUALE SOCIETÀ, Comunione e Missione.
Per aiutarci a capire meglio che cosa ci è chiesto oggi come cristiani, abbiamo invitato alcuni amici sacerdoti ad accompagnarci.
In questo cammino mi ha colpito anche la lettera del Patriarca Latino di Gerusalemme, Card. Pierbattista Pizzaballa, alle sue comunità. La domanda centrale che il vescovo si pone dentro la situazione difficile che la Terra Santa vive è semplice e forte: cosa il Signore ci chiede in questo momento? Come dare espressione vissuta alla nostra fede?
Noi non viviamo il dramma della guerra e dei conflitti armati che vediamo ogni giorno in televisione, ma quelle domande parlano anche a noi. Che cosa il Signore ci chiede in questo tempo di grandi cambiamenti? Come possiamo non restare indifferenti davanti ai drammi e alla confusione che agita il mondo e alla crisi di fede e di speranza che vediamo anche vicino e attorno a noi? Come possiamo vivere da cristiani in modo semplice, concreto e riconoscibile?
Per questo invito tutti a partecipare. Dedichiamo questo tempo prima di tutto a noi stessi, ma anche al bene delle nostre famiglie e della comunità in cui viviamo. Sarà un’occasione per ascoltare il Vangelo, crescere nella comunione e rendere più concreta la nostra missione di ogni giorno. Camminiamo insieme, perché la fede diventi vita condivisa, testimonianza credibile e servizio al bene di tutti.
d. Stefano e d. Francesco
per il programma clicca qui
Un’estate sulle orme di Francesco: a Forlimpopoli si accende l’Estate Ragazzi
Lunedì 8 giugno ha preso ufficialmente il via “Estate Ragazzi”, il centro estivo della Comunità Cristiana di Forlimpopoli. I numeri parlano chiaro e raccontano una grandissima partecipazione: circa 160 bambini delle scuole elementari e medie che frequentano durante le quattro settimane, guidati dall’energia di 90 giovani animatori e supportati da un’équipe di 12 adulti e dai nostri parroci, Don Francesco e Don Stefano. Una vera e propria “comunità intergenerazionale” che, quest’anno, è guidata nei propri passi da S an Francesco di Assisi. A 800 anni dalla sua morte, è la ustoria del santo Patrono d’Italia il cuore pulsante dell’esperienza del centro estivo: la sua vita non è solo un racconto del passato, ma una bussola che continua a ispirare i giochi e le riflessioni di grandi e piccoli. La prima uscita collettiva, infatti, è stata fatta proprio nei boschi de La Verna, luogo molto caro a San Francesco, che ha segnato alcuni passaggi importanti della sua esperienza terrena.

Dal punto di vista logistico, il gruppo delle elementari è suddiviso in tre sottogruppi prendono il nome dalle famiglie nobili del territorio umbro all’epoca di San Francesco: Fortebracci, Brancaleone e Vitelleschi; il gruppo delle medie, invece, prende il nome da Al-Malik, il sultano che incontrò Francesco durante la quinta crociata. Non mancano comunque momenti di scambio e di incontro tra i vari gruppi, per esempio durante l’uscita martedì, l’appuntamento in piscina del giovedì e l’appuntamento del teatro e il grande gioco di venerdì.
A tenere in piedi le energie di tutti ci pensa un servizio mensa straordinario: una squadra di volontari instancabili che ogni giorno sforna i pasti per tutti i partecipanti.
Il fulcro dell’esperienza di Estate Ragazzi è nello scambio tra generazioni diverse. Per gli animatori — ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni — questa non è solo un’occasione per far divertire i più piccoli, ma un vero percorso per “diventare grandi”, assumendosi responsabilità e mettendosi al servizio degli altri; questo avviene anche grazie a formazioni specifiche organizzate durante le settimane, per aiutare i giovani animatori ad aumentare la consapevolezza di se stessi e del servizio che prestano agli altri.

Il venerdì pomeriggio, inoltre, una volta spento il trambusto dei giochi dei bambini, il tempo si ferma per loro. Gli animatori si ritagliano uno spazio di silenzio, confronto e riflessione, lavorando su tracce di spiritualità e crescita personale, guidati da Don Stefano e Don Francesco.
Quello del centro estivo è senza dubbio un periodo ad altissima intensità per la Comunità Cristiana di Forlimpopoli. Ma la fatica si trasforma in entusiasmo: un’esperienza inclusiva, aperta a tutti, capace di risvegliare il senso di appartenenza e la voglia di mettersi in gioco. Perché, alla fine, chi dona il proprio tempo a un centro estivo torna a casa sempre più ricco di quando è partito.
Fabio Roverelli
Video 1° Settimana Estate Ragazzi 2026
Video 2° Settimana Estate Ragazzi 2026
Video 3° Settimana Estate Ragazzi 2026
Video 4° Settimana Estate Ragazzi 2026

Libri per l’estate: nutriamo l’anima e lo spirito
Proponiamo alcune letture interessanti e di riflessione per questa estate:
Tornarono a Gerusalemme con grande gioia
di PierBattista Pizzaballa
Prendendo spunto dal libro dell’Apocalisse, il patriarca di Gerusalemme argomenta perché, anche di fronte al male subito, il cristiano non si deve chiudere in sé stesso, bensì restare aperto all’incontro con l’altro. Pagine quanto mai attuali per ogni credente, così come eloquenti per ogni lettore.Riflessione di notevole rilevanza sui cristiani nel Medioriente di oggi, segnato da conflitti, guerre e continue tensioni. In queste pagine, che uniscono acume nel discernimento, una significativa competenza biblica e una spiritualità di inequivocabile profondità, l’autore indica anche una proposta concreta per i cristiani di ogni tempo e luogo.
La Valle dell’Eden
di John Steinbeck
Nel paese di Nod, a est del giardino dell’Eden, dove la progenie di Caino andò a vivere secondo la leggenda biblica e che nel romanzo di John Steinbeck corrisponde simbolicamente alla valle percorsa dal fiume Salinas nella California settentrionale, si intrecciano le storie di due famiglie, gli Hamilton e i Trask.Protagonisti della saga, che va dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale, da una parte il vecchio Samuel Hamilton, immigrato dall’Irlanda; e, dall’altra, Cyrus Trask insieme ai figli Adam e Charles, e ai nipoti Aron e Caleb, gemelli nati dalla misteriosa Cathy Ames, reincarnazione di Eva e di Satana allo stesso tempo, emblema del male nel mondo, con il quale tutti nel corso della lunga vicenda devono misurarsi.
Pubblicato negli Stati Uniti nel 1952, La valle dell’Eden è il romanzo in cui Steinbeck ha creato i suoi personaggi più affascinanti e ha esplorato più a fondo i suoi temi ricorrenti: il mistero dell’identità, l’ineffabilità dell’amore e le conseguenze tragiche della mancanza d’affetto.
La valle dell’Eden è il capolavoro della maturità di Steinbeck, da cui nel 1955 Elia Kazan ha tratto l’omonimo film con James Dean.
Magnifica humanitas
di Papa Leone XIV
Prima Enciclica di Papa Leone XIV, dedicata alla custodia della dignità e del valore della persona umana nella nostra epoca, segnata dall’avvento dell’intelligenza artificiale.La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». [1] Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.
Quando arriva la felicità
un viaggio nella Bibbia per chi ha smesso di credercidi Adrien Candiard
Sulla felicità, bisognerebbe sapere tutto. Come accontentarci, nell’era delle nanoscienze e della fisica quantistica, di un sapere frammentario, approssimativo e spesso anche contraddittorio su un argomento di simile importanza?
Articolate riflessioni sulla felicità a partire dalla Scrittura. Facendo parlare, in brevi riflessioni tutte incentrate su un brano biblico diverso, tratto sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento, l’autore interpella il lettore sul tema spesso dimenticato dalla predicazione cristiana: l’autentica felicità promessa da Dio all’uomo. Unendo competenze bibliche alla tradizione tomistica più autentica e attingendo alla sua esperienza di guida spirituale, l’autore offre un affresco di grande fascino che può interessare credenti e non credenti.
VASI DI CRETA
Il teatro non è l’arte della finzione ma della rappresentazione. Non della “sceneggiata” ma della “sceneggiatura”. Avviene tutto incontrando una storia e scavando dentro essa e dentro se stessi per portare alla luce del palco e degli spettatori ciò che è in profondità. Quest’anno il nostro laboratorio teatrale, una delle tante occasioni di crescita che proponiamo ai nostri ragazzi delle superiori nel cammino di educazione alla fede, propone uno spettacolo intrigante, un incontro tra un santo medievale segnato dalla disabilità, Sant’Ermanno lo storpio, ché è anche il tema della mostra che la Comunità Cristiana offre alla città in occasione della festa di S. Rufillo, e un circo di storie ferite ma amate, di talenti trovati e purificati. Una storia che racconta come la più grande bellezza sia custodita dalla fragilità, una storia che vogliamo raccontare in un mondo che esalta solo il successo della performance e a cui noi vogliamo dire con San Paolo, mentre tanti si affannano solo per vincere e affermarsi: “però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi” (2Cor 4,7).
Don Francesco Agatensi

Francesco – Estate Ragazzi 2026
È un periodo estivo di 4 settimane in cui viene proposta ai ragazzi della fascia elementari e medie, una esperienza di crescita umana e cristiana in maniera strutturata intorno a momenti di gruppo, di preghiera, giochi, tornei, laboratori e uscite nel territorio e fuori porta.
Rappresenta la prosecuzione del cammino annuale delle parrocchie che è possibile grazie all’impegno e alla disponibilità di molti volontari, soprattutto dei più giovani che scelgono di dedicare parte del loro tempo di vacanze per il servizio ai più piccoli.
Gli animatori volontari, annualmente sono invitati in diocesi presso la Pastorale Giovanile a formarsi per acquisire nuove competenze da mettere in campo durante il loro Servizio. Ogni anno ci sono diversi temi con una storia che lega tutto il periodo.
Sabato 2 Maggio ore 14:30 : CLICK DAY -> link
Riunione Genitori : 25 Maggio ore 20:45
Pellegrinaggio di Comunione e Pace
Difficile descrivere un’esperienza come quella vissuta dall’1 al 7 gennaio in Terra Santa. Pellegrinaggio di Comunione e Pace, lo abbiamo chiamato. Non voleva essere il classico pellegrinaggio dove si ripercorrono le strade e si toccano le pietre dei posti vissuti da Gesù, o almeno non solo quello. Volevamo incontrare le pietre vive della Terra Santa, Israele, Palestina. E così è stato: tre giorni a Gerusalemme incontrando il Patriarca Gianbattista Pizzaballa, la giornalista ebrea Sarah Parenzo, Giovan Battista Brunori che tutte le sere ascoltiamo sul TG1, Lucia D’Anna violoncellista della scuola musicale Magnificat ed altri. Poi ci siamo trasferiti a Betlemme dove abbiamo incontrato le suore della casa Hogar Nino Dios, suor Anna, palestinese che gestisce il Terra Santa College che ospita 1200 ragazzi, siamo stati in due villaggi della Cisgiordania ad incontrare le comunità cristiane lì presenti, abbiamo ammirato i murales di Bansky e ascoltato la testimonianza commovente di Wafa, madre cristiana palestinese che lotta per dare un futuro decente alle sue tre figlie. Abbiamo poi visitato un ospedale di riabilitazione che costruisce protesi per i feriti di Gaza. Infine, un gruppo è stato nel campo profughi di Aida sfidando a calcio una squadra di calcio di ragazzini del posto, risultato: Palestina 1 Italia 0. Altri sono stati i momenti vissuti ma sarebbe troppo lungo elencarli tutti. Nel video che allego potete rendervi conto meglio. In Terra Santa la gente sopravvive alla violenza ma colpiscono le persone che non si arrendono e vogliono vivere, non sopravvivere. Questo ha permesso a noi italiani di superare tante differenze, di età, di provenienza, anche di posizioni ideali diverse e di vivere una esperienza che ha segnato tutti. Siamo tornati diversi, ognuno potendo raccontare qualcosa che ha inciso nel cuore prima che nella mente e negli occhi. Adesso quando guardo le immagini di Gaza distrutta dai bombardamenti, vedo Gerusalemme vecchia deserta o ascolto il Patriarca è diverso: sono luoghi familiari, amici e amiche che porto nel cuore. Cosa possiamo fare? Come tutti ci hanno chiesto e invito anche voi che leggete, primo, preghiamo per loro tutti i giorni, secondo, appena si può torniamo in Terra santa, terzo aiutiamo come possiamo. Abbiamo alcuni progetti in campo.
Don Stefano
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Verso l’Alto!
Dall’8 all’11 gennaio, il nostro gruppo di quarantaquattro persone ha fatto tappa a Villa Madonna del Fuoco, diventata per pochi
giorni la nostra casa comune. È stata una vacanza vissuta a due velocità, ma con un unico cuore: da una parte un nutrito gruppo di sciatori che ha sfidato le piste innevate, dall’altra chi ha preferito assaporare la montagna con ritmi più lenti, tra camminate nella neve, soste nei rifugi, scivolate con slittini improvvisati, pattinaggio sul ghiaccio, meritato relax in piscina e infine una tappa al Pordoi. L’immagine che riassume perfettamente i tre giorni trascorsi in Val di Fiemme è quella di un sottile filo rosso legato al polso di ciascuno di noi. Non un semplice souvenir, ma il simbolo di una “cordata” invisibile che ha unito 44 persone provenienti dai vari contesti parrocchiali e non in un’esperienza di amicizia, sport e preghiera. Infatti, a guidare i nostri passi non è stato solo il programma ben scandito, ma la figura di San Pier Giorgio Frassati. Il suo motto, “Verso l’alto!”, è risuonato tra i boschi e le cime, ricordandoci che la mo
ntagna non è solo una sfida sportiva, ma una palestra per l’anima. Seguendo l’esempio dei suoi “Tipi Loschi”, abbiamo riscoperto che la fede non è un “vivacchiare” annoiato, ma un’avventura carica di gioia. Il filo rosso che abbiamo indossato ci ha parlato di tre legami fondamentali: la strada, Pier Giorgio ci ha insegnato che fede non è una fuga dalla realtà, ma un impegno concreto nella “strada” comune dell’esistenza”, la presenza cioè la consapevolezza di essere una comunità dove nessuno cammina da solo e infine l’altitudine che rappresenta proprio il desiderio di puntare sempre a ciò che conta davvero, mantenendo lo sguardo rivolto al Signore.
Torniamo a casa con i polmoni pieni d’aria buona e il cuore colmo di gratitudine. La sfida, ora, è portare quello spirito della Val di Fiemme nella nostra quotidianità, per continuare a “vivere e mai vivacchiare”, proprio come ci ha insegnato San Pier Giorgio.Un ringraziamento speciale a tutti i partecipanti che hanno reso questi giorni una vera testimonianza di fraternità. Alla prossima avventura!Benedetta Cordara
Aprirò anche nel deserto una strada (Is 43,19) – Presepe Vivente 2025
Il 20 dicembre 2025 la Comunità cristiana di Forlimpopoli ha dato vita al presepe vivente, un iniziativa che ha avuto luogo nella rocca, grazie al contribuito di decine di ragazzi e adulti.
Il presepe vivente era distribuito nei quattro torrioni, ciascuno con un tema diverso e delle attività diverse per coinvolgere i visitatori.
Io svolgevo il ruolo dell’angelo, e ho quindi avuto il compito di accompagnare le persone attraverso i vari torrioni pertanto ho effettuato la visita agli stessi più volte.
I visitatori sono stati entusiasti nel scoprire il lavoro che è stato svolto dai membri della comunità, rimanendo sinceramente colpiti dalla cura e dalla dedizione che essi hanno impiegato nella rappresentazione del presepe ; nessun dettaglio è stato lasciato al caso, e ogni elemento aveva un significato ben preciso.
Mi è piaciuto molto vedere come il presepe sia stato attualizzato permettendo alle persone di poter affrontare riflessioni su temi complessi come la violenza di genere, il progresso dell’intelligenza artificiale, la ricerca scientifica e i vari conflitti in corso nel mondo.
In un epoca dove la società si sta impegnando ad affrontare vari e difficili cambiamenti, trovo che sia davvero speciale il fatto che un’iniziativa di questo tipo abbia potuto contribuire, nel suo piccolo, ad aiutare a diffondere più consapevolezza nelle menti altrui.
Il passo sul piccolo principe, a parer mio , è stato emozionante. Riconosco davvero unico il modo in cui il presepe è riuscito a mescolare gli elementi religiosi con le tematiche sociali dando vita ad una creazione unica e potente costruendo così una linea d’incontro tra fede ed informazione.
È stato bello vedere i visitatori, specialmente i bambini, rimanere colpiti dai costumi, dagli attori e dagli oggetti di scena, e mi ha impressionato il fatto che, nonostante la giovane età, abbiano ascoltato e seguito ogni attività in silenzio: questo mi fa capire quanto l’iniziativa a cui abbiamo dato vita sia stata non solo interessante, ma anche coinvolgente, tanto da rapire l’attenzione di giovani e piccini dall’ inizio alla fine. 
Trovo sia stato un pomeriggio bellissimo, e questo lo devo a tutte le persone che si sono impegnate a rendere il servizio il più funzionale possibile e che hanno contribuito a rendere il pomeriggio magico, grazie al loro impegno e alla loro collaborazione.Isabel Carega
>>> Video Racconto <<<
Aprirò anche nel deserto una strada (Is 43,19) – Veglia di Natale al Termine del Presepe Vivente
Testo completo – Clicca qui
Saluto di S. Em. Cardinale Matteo Maria Zuppi – Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI – Clicca qui
Intervista a Mons. Paolo Pezzi – Arcivescovo Metropolitano dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca – Clicca qui
Materiale per approfondire
Torre 1 – I Mestieri
Torre 3 – Il Censimento di Cesare Augusto
Torre 4 – I Re Magi
Tra dolore e speranza: il Patriarca Pizzaballa, accanto ai cristiani di GAZA
Durante la sua quarta visita nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha voluto essere fisicamente accanto alla comunità cristiana locale per celebrare il Natale in uno dei contesti umanitari più difficili del nostro tempo. Tra incontri pastorali, visite ai centri di assistenza, agli ospedali e ai rifugiati, il Patriarca ha portato una testimonianza concreta di fede, speranza e presenza della Chiesa, ricordando che il mistero del Natale è Dio che entra nella storia così com’è, anche nelle sue ferite più profonde, per portare luce dove sembra regnare l’oscurità.
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